Julio Cortázar in “consigli di scrittura” [titolo non fuorviante]

ho terminato di leggere Racconti d’amore di follia e di morte di Horacio Quiroga, Edizioni Nobel, un libro che dovrebbe essere di moda oggigiorno per la fantastica barba del suo autore, già noto al popolo della internèt come il Moscardelli col calamaio

uruguaiano, nato a Salto l’ultimo giorno dell’anno 1878, Quiroga è conosciuto per due ragioni, la cui prima – il Decálogo del perfecto cuentista – è decisamente meno importante della seconda, le legnate che Il Supremo, Jorge Luis Borges, soleva dedicargli accusandolo di copiare, e per giunta male, i racconti di Edgar Allan Poe e di Guy de Maupassant

Julio Cortázar, nel saggio Del racconto breve e dintorni, contenuto in Bestiario, Einaudi, specifica come dei dieci precetti abbozzati dal Quiroga nove siano da considerarsi prescindibili mentre uno, l’ultimo, sia «di una lucidità impeccabile»

No pienses en tus amigos al escribir, ni en la impresión que hará tu historia. Cuenta como si tu relato no tuviera interés más que para el pequeño ambiente de tus personajes, de los que pudiste haber sido uno. No de otro modo se obtiene la vida del cuento

Non pensare ai tuoi amici mentre scrivi, né all’impressione che farà la tua storia. Racconta come se la tua storia non avesse alcun interesse se non per il piccolo ambiente dei tuoi personaggi, di cui saresti potuto essere uno di loro. Non si ottiene in altro modo la vita del racconto

a tal proposito scrive Cortázar: «Il concetto di essere uno dei personaggi si traduce in genere nel racconto in prima persona, che si colloca in modo perentorio su un piano interno»

mentre io avevo un insegnante di quella roba strana che chiamano scrittura creativa a cui non piacevano i racconti in prima persona e con forme verbali al passato, solo terza persona e presente, solo presente e terza persona, Così non annoiate, diceva

di chi vogliamo fidarci?

Quoriga tenta di ricordare la propria fossetta sul mento.
Quoriga tenta di ricordare la propria fossetta sul mento.

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